Acquavite di Albicocche

30,00

Un’ acquavite finissima che esalta l’aroma e lo straordinario profumo di queste varietà di albicocche.

Disponibile (ordinabile)

COD: 10440127012 Categorie: , Produttore:

Descrizione

L’acquavite di albicocche è ottenuta dalla distillazione di alcune tra le varietà più pregiate di albicocche coltivate in azienda: la Pellecchiella e la Baracca. I frutti, giunti a piena maturazione, vengono denocciolati e macinati, sino ad ottenere una purea che sarà portata a fermentazione controllata per 7-10 giorni.
Il prodotto della fermentazione viene poi distillato.

Formato: 0,5 Lt.

Curiosità

Le “crisommole”, sono i frutti più coltivati nell’area vesuviana, dove la natura vulcanica del terreno, la ricchezza di minerali e di potassio, favoriscono questa coltura conferendo ai frutti un sapore unico e caratteristico.
Con la denominazione di Albicocca Vesuviana si indicano, in realtà , circa 100 antiche varietà, interamente autoctone e frutto di una selezione mendeliana, la cui area di produzione coincide con il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio.

L’Albicocco (Armeniaca Vulgaris), specie di origini antichissime proveniente dalla Cina sud- occidentale al confine col Pakistan, è stata introdotta in Italia dai Romani proveniente dalla regione dell’Armenia e della Grecia. La presenza dell’albicocco alle pendici del Vesuvio è documentata già nel I° secolo d. C. negli scritti di Plinio il Vecchio, anche se le prime testimonianze certe di una coltivazione  intensiva nell’area risalgono al 1583 quando Gian Battista Della Porta, scienziato napoletano, nell’opera  “Suae Villae Pomarium”, divide le albicocche in due grandi gruppi: le Bericocche di forma tonda, con la polpa molle, bianca e aderente al nocciolo e le Chrisomele (dal greco chrisomelos ovvero mele d’oro) con la polpa non aderente al nocciolo, molto colorate, soavi e più pregiate.

Info Produttore

L’azienda agricola casa Barone è la più grande azienda biologica del Parco Nazionale del Vesuvio. Il principale corpo aziendale, di circa 11 ettari, è ubicato alle pendici del Monte Somma, il vulcano originario dal quale si è formato, per successive eruzioni, il cono del Vesuvio.
Le coltivazioni si estendono sui terreni attraversati dalle lave dell’eruzione del ’44, dove, tra muri a secco e piccoli terrazzamenti, ginestre e altre essenze della macchia mediterranea, i vigneti si alternano a olivi e alberi da frutto. Il pomodorino del piennolo è coltivato dove il frutteto è più rado.
Nel 2000, quando rileva il fondo ormai abbandonato, ad eccezione della sua quinta parte coltivata da Vincenzo Manzo, oggi capo operaio dell’azienda, Giovanni Marino decide di mantenere il vecchio impianto promiscuo, tipico di una agricoltura di auto-sufficienza, nonostante le difficoltà di gestione agronomica che questa scelta comportava, Ad oggi, la principale produzione dell’azienda è rappresentata dal pomodorino del piennolo del Vesuvio DOP, per il quale l’azienda è presidio Slow Food.
Il pomodorino viene in parte trasformato in conserve, in parte commercializzato fresco a grappoli e, naturalmente, sotto forma dei caratteristici “piennoli”.
Fare agricoltura sul Vesuvio, rispettando e proteggendo la flora spontanea e la ricchezza varietale delle specie coltivate, significa anche rispettare e valorizzare il paesaggio agrario tipico di questa zona, significa quindi praticare una “agricoltura del paesaggio”.